L’ansia è una delle emozioni più comuni che esistano. La proviamo prima di un colloquio di lavoro, prima di un esame, quando aspettiamo una risposta importante. In questi casi fa parte della vita: ci prepara ad affrontare qualcosa che per noi conta.
Il problema nasce quando l’allarme non si spegne — o si accende senza che ci sia davvero un pericolo.
Cos’è l’ansia, davvero
L’ansia è una risposta del nostro organismo a qualcosa che percepiamo come una minaccia. Questa risposta coinvolge il corpo — cuore che accelera, respiro corto, tensione muscolare, stomaco che si chiude — e la mente, che inizia a proiettare scenari negativi, a chiedersi cosa potrebbe andare storto, a cercare vie di uscita. Tutto questo ha senso: è un sistema di sopravvivenza che l’evoluzione ha perfezionato per proteggerci. Il guaio è che questo sistema non distingue bene tra un pericolo reale e uno immaginato. Reagisce allo stesso modo davanti a un orso e davanti a un messaggio che non arriva.
Quando diventa un problema
L’ansia diventa problematica quando è sproporzionata rispetto alla situazione, quando dura troppo, o quando inizia a condizionare le scelte quotidiane. Si inizia ad evitare situazioni, posti, persone — per non sentire quel disagio. All’inizio sembra funzionare. Ma l’evitamento alimenta l’ansia: ogni volta che evitiamo, mandiamo al cervello il messaggio che quella cosa era davvero pericolosa. Col tempo il mondo si restringe.
Come si manifesta
L’ansia non ha un’unica faccia. A volte è rumorosa: attacchi di panico, agitazione, pensieri accelerati che non si riescono a fermare. A volte è silenziosa: una stanchezza cronica, la difficoltà a concentrarsi, il senso di essere sempre in allerta senza sapere perché. Può riguardare situazioni specifiche — parlare in pubblico, guidare, stare in luoghi affollati — o accompagnare quasi ogni aspetto della vita quotidiana.
Ci si può lavorare
La buona notizia è che l’ansia risponde molto bene alla terapia. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è oggi il trattamento di riferimento: aiuta a riconoscere i pensieri che alimentano l’ansia, a capire cosa la mantiene attiva, e a sperimentare gradualmente nuovi modi di affrontare le situazioni temute — invece di evitarle. Non si tratta di eliminare l’ansia, che è parte della nostra vita emotiva. Si tratta di imparare a riconoscerla, a non lasciarsi travolgere, e a non permetterle di dettare le scelte.
Bibliografia
- Greenberger D., Padesky C.A. (2017). Penso, dunque mi sento meglio. Centro Studi Erickson.
- Andrews G., Creamer M., Crino R., Hunt C., Lampe L., Page A. (2003). Trattamento dei disturbi d’ansia. Centro Scientifico Editore.
- Apparigliato M., Lissandron S. (a cura di) (2010). La cura delle emozioni in terapia cognitiva. Alpes Italia.